Febbraio 23rd, 2010
Per chi se lo chiedeva, no, non sono morto, non mi sono suicidato, non ho cambiato casa, né lavoro, né fede politica, né religiosa. Neanche squadra del cuore. Neanche ragazza. Non sono nemmeno diventato monarchico dopo aver sentito la struggente canzone sanremese di Emanuele Filiberto.
Lui che non aveva fatto niente e non poteva tornare, e sognava ogni notte di rientrare in Italia. Noi che non abbiamo fatto niente per meritarci tutto questo e sognamo ogni notte di andarcene.
Lo so che sto diventando patetico con la mia polemica contro i Savoia, ma dovevamo per forza riprenderceli? Non bastavano già tutte le sciagure che ci capitano (terremoti, frane, alluvioni, Berlusconi), dovevamo riappropriarci di un principe che non è principe di niente, dato che in Italia i titoli nobiliari non valgono?
Che poi, non me la sarei presa tanto, se almeno la canzone fosse stata decente. Ma è una cosa inascoltabile. Lasciando perdere il fatto che il Filiberto non sa cantare, ad un certo punto parte un tenore, che non c’entra niente con il resto. E me la sono pure autoinflitta. Sentendo aria di polemica, sono andato a cercarmi il capolavoro su youtube. La Chiara ha giurato di tagliarsi le orecchie se le ripasso un link simile.
Vogliamo parlare dello stampo monarchico della canzone, quando dice “al mondo e a Dio”?
No, immagino che non vogliamo parlarne.
Beh, ora che è ho finito questa piccola e innocente prefazione, come state, o voi che non mi leggete?
Ultimamente mi sono capitate diverse cose, ad esempio:
- viaggio a Brescia per lavoro, disastroso (merita un post)
- S. Valentino con la Chiara, lei ha fatto delle bellissime fotografie (ad esempio, il culo del cavallo della statua in piazza Duomo – mi rifiuto di fare un post sull’argomento)
- agonia del circolo culturale (cronaca di una morte annunciata).
Lunedì iniziano i lavori per rifare bagno e cucina a casa mia. Immagino che sarà un periodo molto divertente durante il quale verrò sovente preso dall’irrefrenabile voglia di suicidarmi.
Questo non è importante, perché dopo mesi di smadonnamenti contro il mio povero portatile, sono finalmente riuscito ad aggiustarlo.
Con il filo da pesca.
In ufficio stiamo facendo degli incontri con la moglie del capo, che si occupa di organizzazione aziendale. Dopo aver proposto miglioramenti, aver tramato contro il Fasciocollega, aver rimesso in discussione ogni cosa, il mio lavoro è decisamente cambiato.
E’ triplicato. Magicamente.
Questo doveva essere un post serio, come dice il titolo, e soprattutto doveva avere un senso, ma non si può chiedere molto ad uno che ogni giorno affronta al telefono il suo peggior nemico, l’Ente Militare, e passa la pausa pranzo a guardare American Dad al bar cinese (nel senso che gli attuali gestori sono cinesi) mentre finge di ascoltare gli aneddoti riguardanti la figlia della sua collega.
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